Amo gli elefanti. Li ho sempre amati e sempre li amerò. Prima di affrontare il viaggio in Asia ho svolto parecchie e lunghe ricerche sui luoghi che offrivano questo tipo di escursione. Odio il termine escursione quando si parla di animali, mi sembra di offenderli. Piuttosto preferisco parlare di gita, o volontariato. Gli elefanti di Kuala Gandah sono trattati benissimo

Ho trovato moltissimi centri dove potergli fare visita. Il problema era come scoprire, da dietro un computer, il tipo di trattamento che viene loro riservato. Non avevo intenzione di contribuire con i miei soldi al loro maltrattamento.  Avevo letto cose che mi facevano rabbrividire.

Elefanti costretti a trasportare fino a quattro stupidi esseri umani più il peso del baldacchino portando l’animale ad avere dei grossi e irreparabili problemi alla schiena. Tutte questo per l’unico e solo divertimento di persone che non si curano dell’ambiente e che vivono solo per farsi dei selfie superficiali come superficiale è la loro anima e la loro intelligenza.


Un rifugio sicuro per gli elefanti

Dopo mesi di ricerche e dopo tanti consigli da parte di straordinarie colleghe, ne avevo trovato uno situato a Nord di Bangkok. Non mi ci recai a causa della splendida escursione a Kanchanaburi che mi impegnò tutto il giorno. Decisi di cercare un altro centro, nei pressi della capitale Malese e trovai l’elephant sanctuary di Kuala Gandah, un centro dove vengono accolti e curati gli elefanti maltrattati e rimasti orfani.

In Asia è considerato un animale sacro. Appena entrata nel parco le mie sensazioni si sono rivelate certezze; a Kauala Gandah gli elefanti sono rispettati, curati, educati, ben nutriti e non esistono baldacchini. Solo gli allevatori salgono sull’animale dato che ogni giorno li guidano al fiume più vicino per lavarli e farli giocare.

05AFA0D9-544C-4B5F-8AC1-B0785E29D8C0

Vengono quotidianamente educati grazie al metodo scoperto dal dottor Jerzy Konorski: “l’apprendimento a condizionamento operante”, mediante il quale qualsiasi tipo di animale apprende capacità sociali grazie a rinforzi positivi e negativi.

Ogni giorno gli elefanti vengono condotti in un area dove gli istruttori gli richiedono semplici comandi come: alzare una zampa, camminare all’indietro, salutare con la proboscide e tanti altri semplici gesti. Al termine di questa brevissima lezione ricevono quello che viene definito il: “premio”, ovvero una cassa di frutta fresca a testa.


Il bagno con gli elefanti

Dopo il programma educativo viene scelto un elefante da riportare al fiume per permettere ai visitatori di farci un bagno assieme. Le lacrime che mi sono scese sono state tante. L’emozione ha preso il sopravvento per tutto il tempo in cui mi sono trovata nel fiume con il giovane elefantino.

 

Le persone non fanno viaggi. Sono i viaggi a fare le persone.

 

Mi venne spiegato sia il comportamento da assumere mentre mi avvicinavo, sia qualche trucco per farmi prendere in simpatia. Il terreno semi-sassoso dell’acqua, se spalmato sopra la schiena degli elefanti, produce un effetto benefico tipo “massaggio” che gradiscono molto.

Dopo pochi minuti ero già avvinghiata al piccolo riempiendolo di baci e abbracci, rendendomi palesemente ridicola davanti a tutti. Chi se ne frega! Avevo realizzato il mio sogno. Ero finalmente assieme ad un elefante trattato bene e soprattutto con amore. Non dimenticherò mai quella giornata e il legame che si creò fra noi.

 

In viaggio con me

C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di una donna non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura.

2 Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »